I Presepi. Una tradizione che emoziona…

 

Manifestazione a cura dell’Amministrazione Comunale nell’ambito delle iniziative del Forum Sistema Culturale. “I Presepi. Una tradizione che emoziona…”

Rappresentazione iconografica per eccellenza del Natale il Presepe, assume in Sicilia e nell’Italia meridionale in genere il duplice significato di simbolo della fede e della vita, gli elementi costitutivi traggono la loro origine non solo dai Vangeli Canonici, ma anche da quelli apocrifi e dalle espressioni iconografiche che incominciarono a svilupparsi proprio con la nascita del Cristianesimo.

Il Presepe ha sempre occupato un posto d’onore nelle rappresentazioni sacre in Sicilia. Il culto di rappresentare il Presepe con varie statue utilizzando materiali come il legno, l’oro, l’argento, l’avorio ed il corallo si sviluppò in Sicilia all’interno delle Chiese a partire dal XV secolo. La sua massima divulgazione si verificò, però a partire dall’Ottocento quando il Presepe uscì dagli ambienti esclusivamente ecclesiastici per entrare nelle case delle famiglie di tutte le estrazioni sociali.

Parlare della presenza del Presepe in Sicilia vuol dire anche ricordare l’antica usanza di realizzare i “Bambinelli” utilizzando la cera. L’usanza di utilizzare questo materiale iniziò nel XIV secolo e successivamente i “Cirari” si specializzarono nelle produzioni tipicamente natalizie, dai già citati “Bambinelli” in cera alle “Scaffarate“, cioè la rappresentazione della Natività posta su una specie di bacheca a vetri, esposta durante tutto il periodo natalizio, conservata gelosemente durante il resto dell’anno e tramandata di generazione in generazione. Tra gli artigiani più importanti che utilizzarono la cera per la rappresentazione del Presepe non si può fare a meno di citare Anna Fortino [1673-1749], di cui si ricorda un Presepe in cera regalato a Filippo V di Spagna, e Giovanni Rosselli, il Museo di Messina, sua città natale, conserva un suo Presepe in cera con una datazione attribuibile all’inizio del 1700.

Questi alcuni dei presepi allestiti a Barcellona Pozzo di Gotto:

  • Presepe vivente “E nasciu lu Bambineddu” a cura dell’Associazione Culturale Gruppo Folkloristico “Longano” allestito presso il Museo Parco Jalari tra il 23 e il 30 Dicembre, orario di apertura dalle ore 17.30 alle ore 19.30.
  • 40° Edizione del Presepe allestito all’interno della Grotta di S.Venera, a cura del sig. Giuseppe Genovese, aperto al pubblico dall’8 Dicembre al 6 Gennaio, orario festivo dalle ore15.00 alle ore 22.00, orario feriale dalle ore16.00 alle ore 21.00.
  • Mostra “I Presepi nelle botteghe degli antichi mestieri” allestita presso il Parco Museo Jalari a cura del Laboratorio della “Bottega Creativa Jalari” aperto al pubblico sabato, domenica e festivi da giorno 8 Dicembre al 6 Gennaio, orario festivo dalle ore 9.30 alle 13.00 e dalle ore ore15.00 alle 18.00.
  • Presepe allestito presso Palazzo Caliri a cura del Sig. Giuseppe Calarco, aperto al pubblico dal 12 Dicembre al 16 Gennaio.
  • Presepe allestito in Piazza Falcone Borsellino (accanto al Tribunale) a cura dell’Associazione Logos visitabile dall’8 Dicembre al 20 Gennaio, degustazione di focaccia e dolci natalizi nei giorni 22, 26, 28, 30 Dicembre e 5 Gennaio dalle ore 19.00 alle ore 21.00.
  • Presepe allestito a cura di Padre Antonio Pantano presso la “Citta dei Ragazzi” in contrada Oreto visitabile dall’8 Dicembre al 6 Gennaio, dalle ore 8.00 alle ore 21.00.
  • Presepe allestito presso lo spazio adiacente la Chiesa di San Francesco d’Assisi all’Immacolata a cura della Confraternita San Francesco d’Assisi, visitabile dall’8 Dicembre al 6 Gennaio.
  • Presepe allestito a cura dell’Unione Operaia nei locali della propria sede in via Garibaldi, aperto al pubblico dal 16 Dicembre all’8 Gennaio, dalle ore 9.00 alle ore 12.00 e dalle 15.00 alle 20.00.

Qui il manifesto con tutti i presepi.

Un remoto e un recente presepe di Vincenzo Consolo:

C’era stata, già prima, tutta l’ansia, c’era stato il travaglio per preparare in casa il presepe. La ricerca di sugheri, legni, pietre, vetri, stagnola, cartoni, tutta l’ossatura del favoloso teatro, l’apparato di monti, valli, anfratti, fiumare, gole, grotte, la primigenia, la nuda creazione di un ritaglio del mondo.

E quindi, sopra il deserto, i segni dell’uomo, recinti d’ovili, casupole sparse, villaggi, masseria, casali, mulini, e la città sullo sfondo, alta incombente, la fortezza con mura merlate di un potere nefasto, di un re spietato che avrebbe introdotto nel quadro serafico la lama del male, la tragedia d’una Strage. La pelle poi sullo scabro apparato, il tenero muschio, smeraldo, raccolto lungo gli argini dei torrenti, sopra gli orli di gèbbie e lo spino pungente che diveniva nimbo sopra la Grotta, su cui si sarebbe adagiata, a fiocchi, la neve, avrebbero volteggiato in Gloria gli angeli. E prati, siepi, alberi – ginestre, fichidindia, corbezzoli, ulivi, palme – cascate d’acqua, laghi d’argento. Nel notturno cielo di carta, stelle infinite, vie lattee, tenebrosi sprofondi e vividi sprazzi, l’arco della cometa che sovrasta e attraversa tutto il teatro. Il mondo animato infine, animali, uomini, divine presenze…

Concludeva la voce narrante: “Ecco il prodigio: è il riso del Bambino di Betlemme, dei bambini di Palermo e d’ogni luogo del mondo. E’ l’amore, la pace, il messaggio antico e sempre nuovo del Natale”.

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