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“Liberi tutti” Il primo compleanno fa ben sperare. Istituzioni e cittadini insieme possono sconfiggere la mafia.

di Leonardo Orlando

«Questa città sta celebrando il riscatto, una voglia collettiva di raggiungere risultati positivi». Sono le parole con cui il prefetto di Messina Francesco Alecci, nel suo intervento conclusivo ha salutato ieri sera al palacultura il primo anno di vita dell’associazione antiracket e antiusura “Liberi tutti” di Barcellona. Il prefetto, nel ringraziare il procuratore della Repubblica Salvatore De Luca e le forze dell’ordine, Carabinieri, Polizia e Finanza, per l’impegno profuso nella lotta alla criminalità, frutto del «rispetto per il loro lavoro a servizio dei cittadini», ha aggiunto – per spronare una maggiore incisività nella lotta al racket e soprattutto la collaborazione delle vittime – «le difficoltà nella lotta all’oppressione del racket delle estorsioni, non sono dovute tanto allo spessore criminale dei soggetti che violano la legge, ma la loro forza è dovuta dalla pervasività totale che hanno sul tessuto produttivo, se si pensa che solo pochi giorni fa abbiamo letto sui giornali che quasi tutti i commercianti e gli imprenditori in città pagano il pizzo. La lotta al crimine – ha poi aggiunto – si giudica solo coi risultati che essa raggiunge. Ancora adesso siamo consapevoli che c’è molto da fare, anche se l’impegno di tutti c’è stato, e ciò è poca cosa se si dice ancora che tutti pagano», così come ha dimostrato un filmato proiettato ieri sera – con interviste in anonimato effettuate dal collettivo antimafia” ‘A Ramigna” – in cui si rivelavano aspetti inediti vissuti da commercianti e imprenditori». Il prefetto, oltre all’attività della procura retta dal dottor Salvatore De Luca ieri presente assieme ai suoi magistrati, il sostituto Francesco Massara, con i tre nuovi colleghi che si insedieranno stamani, ha lodato l’impegno fin qui profuso dalla chiesa per Barcellona e soprattutto dal salesiano Don Salvino Raia e sottolineato il particolare significato della presenza del sindaco Candeloro Nania che ha voluto l’assegnazione al suo Comune dell’immobile confiscato che sarà sede dell’antiracket. «Col sindaco presente – ha concluso il prefetto – la città è con noi».

Premio Bartolo Cattafi

Crescita
Non posso modellarla con dolcezza
su sé stessa cresce
precipitosamente
e m’invade la stanza
stravolta infuria
stride con l’unghie ai vetri
la mente tesa al punto di rottura
l’insania ansante
l’insania che con gesti
graffianti già esce
– fuori si traduce – dalla mente
[da L’allodola ottobrina]

Bartolo Cattafi, nato a Bartolo CattafiBarcellona Pozzo di Gotto (Messina) nel 1922 e morto a Milano nel 1979, esordisce nel 1951 con la plaquette Nel centro della mano, seguito da Partenza da Greenwich (’55) e dal primo volume riassuntivo, Le mosche del meriggio (1958).

Dopo i primissimi passi ancora legati all’esperienza ermetica, la sua poesia si sviluppa in parte legandosi alla concretezza e alla poetica in re della cosiddetta “Linea Lombarda”, dalla quale peraltro si discosta per una fortissima propensione alla costruzione del testo per vive sequenze di immagini, o, come scrive Stefano Giovanardi, per la mediazione “dell’investimento simbolico che il soggetto compie nella sua percezione del reale”.

Cattafi è poeta di grande estro naturale, che nel corso del tempo, per citare questa volta un poeta e critico come Giovanni Raboni, che si è sempre occupato attivamente della sua opera, curandone le maggiori scelte antologiche, ha compiuto un passaggio “non brusco, ma netto, da una prevalente figuratività a una prevalente figuralità, da un registro sostanzialmente descrittivo e narrativo a un registro sostanzialmente astratto-speculativo”.

Dopo le raccolte già citate, Cattafi pubblica nel ’64 uno dei suoi libri maggiori, L’osso l’anima, in cui tensione analogica e aperture colloquiali vengono a mescolarsi in impasti di netta originalità. Negli anni di piena affermazione della neoavanguardia (come avviene del resto anche per il suo coetaneo e affine Luciano Erba) Cattafi tace, non pubblica e neppure scrive per un periodo di otto anni, fino al rientro, avvenuto nel ’72 con L’aria secca del fuoco. È un tempo di produzione quasi fluviale.

Il poeta siciliano scrive moltissimo, e scegliendo all’interno di un materiale amplissimo, pubblica altri tre libri: La discesa al trono, Marzo e le sue idi e L’allodola ottobrina (rispettivamente del ’75, ’77 e ’79). Aggredito dalla malattia, introduce in quest’ultimo libro (che verrà seguito dal postumo Chiromanzia d’inverno nell’83) toni sempre più cupi e una circolante ed emozionante prefigurazione della morte, che lo coglierà a soli cinquantasette anni.
[via poetilandia]

La Città di Barcellona Pozzo di Gotto, in collaborazione con la Pro Loco di Barcellona Pozzo di Gotto e l’Università degli Studi di Messina, per onorarne la memoria, bandisce il «Premio Cattafi 2007 – Città di Barcellona Pozzo di Gotto» . Possono partecipare al Premio autori italiani viventi di poesie edite, solo in lingua italiana, dal mese di maggio 2006 al mese di dicembre 2007. Termine ultimo di presentazione delle opere è il 29 febbraio 2008.

Il Bando del Premio Cattafi.

Per non dimenticare

Sabato 15 ottobre 2005 perse la vita, in circostanze tragiche, Felice Giunta, allievo della classe II G del Liceo Scientifico “E. Medi” di Barcellona. Questo è il sito web dedicato a lui e a tutti coloro che non lo vorranno mai dimenticare: Felice è uno di noi, Felice è in ognuno di noi.

Il 17enne M.B., che due anni fa uccise a calci e pugni Felice Giunta, è stato condannato ad otto anni e due mesi di reclusione per omicidio preterintenzionale. La pena è stata inflitta dal Gup dei minori di Messina con il rito abbreviato che ha permesso lo sconto di un terzo della pena edittale. Il Pm Antonino Spadaro aveva chiesto otto anni di reclusione.

Istanza di intervento su “Villa Scauso”

Questo è il documento sottoscritto dal Forum sul “Sistema Culturale Locale di Barcellona P.G.”, per denunciare lo stato di abbandono del Villino Liberty Scauso.

Istanza di intervento su “Villa Scauso” sita in Barcellona Pozzo di Gotto via Roma (rectius: villino in stile liberty Foti-Arcodaci edificato nel 1911 dal barone messinese Ignazio Foti su progetto dell’ingegnere G. Ravidà, denominata ed intesa volg. Villa Scauso).

I sottoscritti cittadini, nella qualità di aderenti al Forum sul “Sistema Culturale Locale” di Barcellona Pozzo di Gotto. Premettono:

  • che il Sistema Culturale Locale tra i compiti che si è dato ha anche l’onere di valorizzare i beni di pregio storico ed artistico presenti in città;
  • che la valorizzazione necessita di una preventiva attività di individuazione e tutela del patrimonio edilizio e dei luoghi e spazi da adibire e/o rendere idonei alla fruizione pubblica;
  • che precipuo interesse pubblico e generale di una comunità è quello di recuperare e riprendersi dalla propria storia il meglio e colmare quei vuoti presenti nel tessuto urbano e psicologico con contenuti di qualità ed esempi di realizzazione positiva;

ritengono:

  • che tra questi modelli e significati vi è anche la voglia di partecipazione e mobilitazione canalizzata in direzione di un impegno convinto per il bene comune, da individuare, realizzare e perseguire;

a tal fine gli scriventi denunciano:

  • l’indifferenza ed il cinico disinteresse dell’Ufficio della Presidenza della Provincia Regionale di Messina per aver, con colpevole inerzia, non avendo programmato in tempi brevi ed utili interventi di recupero, depauperato il patrimonio immobiliare e culturale di Barcellona Pozzo di Gotto, tralasciando in una condizione di totale abbandono la Villa Scauso, sita sulla centrale Via Roma della città, come sopra identificata;

I sottoscritti cittadini fanno istanza a tutte le autorità preposte, ciascuna nel rispettivo Duomoambito di competenza e potere, da esercitarsi sia in sede di sovrintendenza che di controllo, affinché si solleciti il Presidente della Provincia Regionale di Messina a porre termine allo scempio in cui è relegata e permane Villa Scauso;
invitano e diffidano la Presidenza della Provincia Regionale di Messina, in persona del Dott. Salvatore Leonardi a determinare speditamente un iter procedurale risolutivo anche mediante la predisposizione di una convenzione o altrimenti con un diverso impianto ed istituto giuridico da pattuire e sottoscrivere con il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto e la Soprintendenza ai BB.CC. ed AA. di Messina affinché si ponga mano e si porti a compimento un opera di recupero e ricostruzione del Villino Liberty “Scauso”.
I medesimi scriventi inoltrano la presente richiesta agli Uffici della Prefettura di Messina, in persona del Prefetto, quale organo di Governo, chè diano impulso e vigilino, affinché la Provincia Regionale di Messina dia luogo a tutti gli interventi necessari, materiali e procedimentali per avviare l’opera di ricostruzione, manutentiva e restaurativa, di Villa Scauso, sì da renderla, quale bene pubblico, fruibile nell’interesse della città, dei suoi cittadini e della comunità tutta.

Cantieri del Sistema Culturale di Barcellona P.G.

StemmaL’Amministrazione Comunale di Barcellona Pozzo di Gotto invita le associazioni culturali, le istituzioni, i volenterosi a partecipare ai lavori del Forum “Una comunità piena di vita, ovvero come creare ed organizzare un sistema culturale locale“.

Calendario degli appuntamenti:

  • 30 0ttobre 2007, ore 18,00 – Assemblea Plenaria – Salone Vecchia Stazione
  • 7 Novembre 2007, ore 17,00 – Tavoli Tematici – Palazzo del Monte di Pieta
  • 16 Novembre 2007, ore 17,00 – Seminari di approfondimento – Palazzo del Monte di Pieta
  • 24 Novembre 2007, ore 10,00 – Assemblea Plenaria – Salone Vecchia Stazione

Con l’apertura dei “Cantieri del Sistema Culturale di Barcellona Pozzo di Gotto” si dà avvio ad un percorso di confronto e partecipazione finalizzato alla definizione concreta e condivisa di azioni e iniziative comuni tese alla riscoperta e alla valorizzazione delle vocazioni forti e dell’identità culturale del nostro territorio.

Il territorio con le proprie tradizioni e con le proiezioni che riusciremo a dare è un’opportunità ed una risorsa che può consentire la costruzione di uno sviluppo economico sostenibile. Attraverso i “Cantieri” proviamo ad utilizzare uno strumento aggiornato di inclusione e coesione sociale e di miglioramento della qualità della vita della città.

Il Sistema Culturale Locale rappresenta, quindi, un’entità da costruire, comunitariamente, in una logica di rete che integri e incroci sinergicamente le specifiche competenze, le risorse e le progettualità di tutti gli attori del “sistema” e che punta ad una nuova e diversa declinazione del nostro territorio.

Dal Paese Albergo all’albergo diffuso…

… fino a giungere alla “qualità condivisa”.

Con il nuovo “codice dei beni culturali e del paesaggio”, che ha visto l’introduzione unitaria di una pluralità di interventi legislativi, si è giunti ad un riassetto della policy nell’ambito dei beni culturali.

In questa cornice di riferimento nel progetto, avviato con atto di impulso degli organismi capi fila del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto e del Consorzio “Tindari – Nebrodi”, è stata prevista la sotto-misura afferente la “Internazionalizzazione e valorizzazione dei beni culturali” presenti sul territorio comprensivo dei 23 comuni, che vanno da Sant’Angelo di Brolo, attraversando Patti e Barcellona Pozzo di Gotto, fino ad arrivare a Milazzo.

Il compito di tale progetto si sostanzia nella valorizzazione del patrimonio culturale presente sul territorio che è costituito da immobili storici e di pregio e su un’antropologia, che, nel tempo, si è sedimentata fornendo un vero e proprio tesoro di conoscenze, sapienza e informazione, tese a enucleare l’acquisita civiltà di un territorio e di una comunità.

In questo contesto, in cui si combinano elementi materiali ed immateriali, il progetto mira a gestire ed orientare in maniera condivisa e partecipata il “ben di Dio” presente sul territorio: primario obiettivo è quello di fare ri-emergere quella cultura dal sottosuolo dei tempi e dalla memoria al fine di consentire la diffusione di una consapevolezza che mira a ricucire progressivamente quel rapporto dialettico tra la popolazione e le istituzioni; ed in via successiva si è provato a valorizzare i beni presenti, mediante la realizzazione di quelle condizioni, che consentono una migliore fruizione del bene, privato pubblico o diffuso (come il paesaggio) che sia, con il conseguente ulteriore effetto di “ricondurre a sistema” tutte quelle attività suscettibili di assicurare la migliore destinazione del bene medesimo.

La misura mira a valorizzare i beni, le informazioni e le conoscenze, incrementandone il carattere e la potenzialità, anche declinandoli al plurale, ovverosia consegnando strumenti, servizi e metodo per implementare la fruizione di una molteplicità di risorse culturali, monumentali, paesaggistiche, pubbliche e private, che rappresentano per un frangente una testimonianza di civiltà e per altro verso assumendo il ruolo di attrattore turistico. Sicché in siffatta maniera si realizza nel contempo una promozione dell’identità di una comunità e ciò costituisce un momento di sviluppo del territorio.

E’ un modo aggiornato di saper vedere unità e complessità sul territorio e di trarne e propagare un vantaggio diffuso. Si perviene così alla emersione di un’abbondanza di risorse che erano state coperte dall’oblio e che meritano, provviste di un quid pluris, di rivestire un valore aggiunto alla proposta di servizi che con il sistema di “paese albergo” si intende approntare, accompagnare e condurre alla fase esecutiva.

Tale esperienza ispira anche un momento di programmazione in cui le capacità professionali e l’iniziativa privata si mettono in relazione con le potenzialità territoriali diffuse, la cui sintonizzazione spinge verso una organizzazione in cui “il fare bene insieme” costituisce la cifra contemporanea di un percorso teso a costruire un modo sinergico e produttivo del fare cultura.

Si sperimenta, nell’incedere sulla strada prescelta, come il bene culturale, presente sul territorio si coniughi felicemente con l’organizzazione dei servizi seguendo un modello gestorio in grado di dare al settore del tempo libero un dinamico e particolare significato. A tal fine si è promosso un forte incoraggiamento e sostegno delle iniziative private e creando le condizioni perché esse possano tornare a fecondare e diffondere ricchezza.

L’idea, portata avanti, permette di proiettare la realtà della costa tirrenica, che và dai Nebrodi a Tindari a Barcellona Pozzo di Gotto e Milazzo in una dimensione nuova ed allargata di paese, che trae linfa e forza dal proprio ventre per divenire paese che impara a dare significati e valori aggiornati ad un territorio, che per assenze ed omissioni, stava correndo il rischio di desertificarsi nella sua natura ed inaridirsi nell’anima.